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QUALITA' DELLE ACQUE

La composizione delle acque superficiali è influenzata dalle condizioni meteoclimatiche e dall’incidenza dell’apporto delle falde, ma soprattutto dall’interazione con le rocce. Ad esempio, bassi valori di salinità si riscontrano in zone ad elevata piovosità, laddove il bicarbonato di calcio rappresenta il costituente più abbondante disciolto nelle acque. Valori di salinità più abbondanti si rilevano invece in acque dove elevata è la lisciviazione di formazioni sedimentarie. Processi geochimici particolari, ad esempio quelli che determinano emanazioni gassose o termali, la presenza di giacimenti minerali, livelli elevati di contaminazione antropica, sono altri importanti fattori che modificano la composizione delle acque superficiali. Anche i processi evaporativi che si verificano in regioni aride e calde provocano cambiamenti di composizione delle acque superficiali, determinando un aumento di alcuni elementi in soluzione o la precipitazione di altri. Inquinamento, estrazione sistematica di ghiaia e sabbia, cementificazione degli argini e sottrazione dell'acqua per attività agricole o industriali, sono i grandi nemici dei fiumi italiani, che minacciano l'habitat naturale e la salute dei cittadini, provocano frane e inondazioni, con conseguenze spesso drammatiche. Un degrado che si trascina da anni, ma i tentativi volti a porvi rimedio sono risultati finora sporadici o insufficienti. Basti pensare al fatto che la rete di monitoraggio dell’inquinamento fluviale allo stato attuale non permette un'analisi puntuale dello stato di salute di questi ecosistemi. Per quanto riguarda le acque sotterranee, sappiamo che la percentuale di precipitazioni che si infiltrano nel sottosuolo è piuttosto variabile. Essa dipende soprattutto dalla piovosità, dalla temperatura e dalla costituzione del suolo e delle rocce. In modo approssimativo si può affermare che circa un terzo delle precipitazioni alimenta le acque sotterranee. Durante il loro percorso, che può essere molto lungo e complesso, e raggiungere profondità di diversi chilometri, le caratteristiche chimiche delle acque sotterranee si modificano per lo scambio con i costituenti delle rocce e l’apporto di composti ed elementi di origine profonda. Queste acque, perciò, possono riemergere alla superficie con caratteristiche diverse da quelle che avevano quando vi giunsero sotto forma di precipitazioni. Il complesso delle acque marine, infine, occupa una superficie di circa 361.000.000 km2, cioè oltre i 7/10 dell’intera superficie terrestre. Si tratta di un complesso continuo ed unitario, sia pure variamente suddiviso dalle terre emerse, in cui si distinguono, oltre agli oceani e ai mari principali, strutture marine secondarie (seni, stretti, canali, ecc.). Sebbene la maggior parte della vita marina sia concentrata lungo le coste, dove i nutrienti sono più abbondanti, non vi sono zone abiotiche, nemmeno alle massime profondità. La varietà della fauna è più elevata che in qualsiasi altro ambiente. A differenza delle acque interne, gli oceani sono tutti interconnessi; la distribuzione degli organismi è limitata principalmente dalla salinità, dalla temperatura e dalla profondità. Le acque correnti sono spesso soggette ad inquinamento di vaio tipo (urbano, industriale, termico, ecc.). Ciò determina cambiamenti nella composizione specifica delle comunità, in rapporto al grado di tolleranza delle varie specie agli inquinanti. L’inquinamento di tipo urbano (che determina un accumulo di sostanze organiche) può essere soggetto, lungo il corso d’acqua, ad una autodepurazione, grazie a processi di decomposizione che portano alla mineralizzazione delle sostanze organiche.

BTT